CANNABIS COLTIVATA NEL NORD DELLA CINA GIÀ 12.000 ANNI FA


20 Jul
20Jul

Gli scienziati hanno dimostrato che la pianta sativa era addomesticata nel primo Neolitico in Asia orientale e che tutte le attuali coltivazioni derivano da un pool genetico ancestrale attualmente rappresentato da esemplari selvatici e autoctoni presenti nei territori più a nord…


a cura della redazione, 20 Luglio

Contrariamente a una visione ampiamente accettata, che associa la cannabis alle colture dell’Asia centrale 4000 anni fa, un nuovo studio pubblicato sulla peer-reviewed Science Advances, offere nuovi indizi su come e quando l’uomo ha inizato a coltivare le prime piante di cannabis. Dalle indagini effettuate alcune delle attuali razze autoctone e piante selvatiche cinesi risultano essere i discendenti più prossimi del gene ancestrale, selezionate e riprodotte per diversi usi in quella che oggi è la Cina nord-occidentale circa 12.000 anni fa. «La cannabis sativa è stata a lungo un’importante fonte di fibre estratte dalla canapa e di droghe sia medicinali che ricreative a base di composti cannabinoidi. Qui, abbiamo studiato la sua storia di “addomesticamento” sequenziando l’intero genoma di 110 piante provenienti da tutto il mondo», si legge nello studio. 

LO SAPEVI CHE: Shennong, il “Contadino Divino” o “dio dell’Agricoltura”, chiamato anche “dio della Fiamma”, è un mitico antenato cinese che la leggenda vuole sia vissuto circa 5.000 anni fa. Fu lui, secondo la tradizione, a introdurre nell’antica Cina le tecniche dell’agricoltura, insegnando al suo popolo come coltivare i cereali per sfamarsene, in modo da evitare l’uccisione di animali. Si dice che abbia assaggiato centinaia di erbe per valutarne il valore medicinale.

L’evoluzione del genoma della cannabis suggerisce che la pianta sia stata coltivata per molti millenni e con diversi usi: fibre, cibo, combustibile, e forse per scopi medici e ricreativi. Inoltre, i risultati della ricerca, sono coerenti con un’unica origine di addomesticamento di questa “erba” nell’Asia orientale e molto prima di quanto si pensasse. I ricercatori hanno raccolto e sequenziato circa 80 diversi tipi di piante di cannabis sia coltivate sia spontanee. Il team ha incluso nell’analisi anche 30 genomi precedentemente sequenziati, scoprendo che i ceppi che crescono nel nord-ovest della Cina sono i “parenti viventi più stretti” dell’antenato selvatico originale della cannabis, oggi estinto. La datazione genomica di circa 12.000 anni, inoltre, si adatta secondo gli studiosi alle prove archeologiche, tra cui ceramiche con segni di cordoni di canapa che appaiono all’incirca in questo periodo. 

A) Distribuzione geografica (vale a dire, siti di campionamento di piante selvatiche o paese di origine di varietà locali) dei campioni analizzati nello studio. I codici colore corrispondono ai quattro gruppi ottenuti nell'analisi filogenetica e le forme indicano i tipi di coltivazione. I due quadrati rossi vuoti simboleggiano colture a scopo ricreativo situate in Europa e negli Stati Uniti. (B) Albero filogenetico di massima verosimiglianza basato su polimorfismi a singolo nucleotide (SNP) in siti degenerati quadrupli, utilizzando H. lupulus come outgroup. (C) Ogni colore rappresenta un presunto sfondo ancestrale e l'asse y quantifica l'appartenenza all'ascendenza. (D) Diversità nucleotidica e divergenza della popolazione nei quattro gruppi. I valori tra parentesi rappresentano le misure della diversità nucleotidica (π) per il gruppo e i valori tra le coppie indicano la divergenza della popolazione (FST). (E) I colori corrispondono al raggruppamento dell'albero filogenetico - ©Science Advances: "Large-scale whole-genome resequencing unravels the domestication history of Cannabis sativa"

Il team ha identificato molti dei cambiamenti genetici causati dall’allevamento selettivo da parte degli agricoltori. Ad esempio, i ceppi di canapa allevati per la produzione di fibre hanno diverse mutazioni che inibiscono la ramificazione. Queste piante crescono più alte e hanno più fibre nel fusto principale. I ceppi allevati per la produzione di trattamenti terapeutici, al contrario, hanno mutazioni che aumentano la ramificazione, con conseguenti piante più basse dalle fioriture copiose, per massimizzare la produzione di resina. Tra questi ultimi sono state riscontrate molte altre mutazioni, che aumentano la produzione di tetraidrocannabinolo o THC, la principale sostanza psicoattiva.

«Abbiamo identificato i geni candidati associati ai tratti che differenziano la canapa e le coltivazioni di farmaci, incluso il modello di ramificazione e la biosintesi di cellulosa lignina. Abbiamo anche trovato prove della perdita di funzione dei geni coinvolti nella sintesi dei due principali cannabinoidi biochimicamente concorrenti durante la selezione per una maggiore produzione di fibre o proprietà psicoattive. I nostri risultati forniscono una visione globale unica dell’addomesticamento di Cannabis sativa e offrono preziose risorse genomiche per la continua ricerca sulla selezione funzionale e molecolare», sottolineano i ricercatori. Se la canapa era una coltura importante fino a circa un secolo fa, ma è diminuita a causa dello sviluppo delle fibre sintetiche come il nylon, ora è stata registrata una ripresa dell’interesse per la cannabis sia per la produzione di fibre sia per scopi terapeutici e ricreativi, con un numero crescente di paesi che depenalizzano il possesso o la coltivazione di marijuana. I risultati del team aiuteranno gli allevatori a ottimizzare i ceppi per i diversi scopi.


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