CORRISPONDENZE TRA L'ANTICA CINA E I MAYA. LO DICONO GLI ESPERTI


07 May
07May

Per il direttore del sito archeologico di Chichen Itza, Marco Antonio Santos, le ultime scoperte presso le famose rovine di Sanxingdui, nel sud-ovest della Cina, mostrano che l’antica civiltà Shu condivideva somiglianze con i Maya. Ipotizzata una possibile contaminazione preistorica…


a cura della redazione, 5 Maggio

Un numero consistente e sempre più crescente di prove sta definendo le origini delle civiltà maya come il frutto di apporti culturali dall’estremo Oriente. Lo confermerebbe l’ultima scoperta avvenuta il 20 marzo scorso presso le rovine di Sanxingdui nel sud-ovest della Cina, quando gli archeologi hanno portato alla luce più di 500 reliquie in sei antiche fosse sacrificali: oggetti in oro, avorio e giada risalenti a circa 3000 anni fa. Secondo il direttore del sito archeologico di Chichen Itza, Marco Antonio Santos, «tali reperti mostrano che l’antica civiltà del regno Shu condivideva profonde somiglianze con i Maya».

©China Xinhua Español

Corrispondenze culturali che potrebbero derivare da una migrazione avvenuta intorno al 1000 a.C., quando in Cina scomparve la dinastia Shang. Un’ipotesi che lo studioso Adriano Forgione aveva già avanzato da tempo, pubblicando le sue intuizioni in un articolo di 7 pagine su Fenix a settembre 2021, e mostrando alcune sue scoperte in esclusiva. Un’indagine che lo ha portato a ricostruire la comune origine asiatica di Olmechi e Maya.  «In effetti - spiega - storicamente la civiltà olmeca nacque intorno al 1200 a.C., periodo che coincide con il momento in cui il sovrano cinese Wu, della nuova dinastia Zhou, attaccò e sconfisse il re Di Xin, l’ultimo sovrano di Shang, portando tale regno al termine».

Tutte le foto riportate sopra sono per gentile concessione di ©Adriano Forgione. A sinistra: in alto sacerdote maya dal volto indubbiamente asiatico; subito sotto la testa di bronzo della cultura di Bang Chiang, Thailandia, e le sue caratteristiche a raffronto con le medesime presenti nei ritratti maya. Nella sezione centrale: la “Stele B” a Copan: nella parte alta, a destra e sinistra, sono riconoscibili due elefanti; al centro, bicchiere maya ritrovato in Guatemala (il dio Itzamna è rappresentato come un elefante); nel particolare centrale a destra, testa di pappagallo con zanne; subito sotto due teste maya in gesso da Comalcalco (Messico), notare i lineamenti sono orientali. A destra: in alto relazioni tra la scrittura olmeca e la scrittura cinese Shang; in basso testa di olmeco con calottina nel museo di Coatzacoalcos (Messico). Viso asiatico con guance paffute e naso camuso; a fianco, sempre in basso, “Baby Face” olmeco/asiatico.

Secondo Forgione diversi indizi suggeriscono che le culture precolombiane del Messico potrebbero aver assorbito caratteri culturali provenienti dall’Asia attraverso scambi transoceanici. «Se i contatti dall’Atlantico pare abbiano lasciato traccia nei miti, come il “Civilizzatore bianco” Kukulcan Quetzalcoatl, con poche, ma significative, tracce archeologiche tangibili, quelli provenienti dall’Asia sembrano essere maggiormente comprovabili grazie a una nutrita serie di corrispondenze stilistiche nell’arte e nell’architettura, oltre che negli usi e costumi sacri precolombiani», sottolinea il direttore della rivista Fenix.

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«Gli indizi - prosegue Forgione - suggeriscono che gruppi provenienti dalla Cina e dal sud-est asiatico, giunti sulla costa occidentale del Messico in tempi piuttosto remoti, nel 3000 a.C. circa, abbiano contribuito a creare quel corpus sapienziale che ritroviamo nelle civiltà precolombiane, a partire dagli Olmechi, che emergono proprio in quell’epoca. Contatti che, probabilmente, sono proseguiti nel tempo, fino ai primi secoli dopo Cristo della civiltà Maya, ma che furono fondamentali per dare vita a quelle culture mature, padroni di arti e scienze».

Testo e foto ©Adriano Forgione - paragone tra l’arte del periodo Shang cinese e l’arte maya. Stanziata nella provincia del Sichuan dal 1200 al 1000 a.C. circa, esattamente il periodo Shang di cui si è parlato, a Sanxingdui troviamo una serie di opere in bronzo, oro, giada e un gran numero di zanne di elefante sepolte in pozzi sacrificali. Questi manufatti furono scoperti nel 1986 e sono opera di un’alta civiltà precedentemente non identificata. Alcuni oggetti sono particolar-mente interessanti ai fini della nostra analisi, in quanto mostrano inequivocabili somiglianze con gli stilemi tipici dell’arte maya. Vasi e mascheroni mostruosi, dai tratti inquietanti, presentano pupille sporgenti e proboscidi spiraliformi, tutti realizzati con grande finezza e sapienza artistica. È una coincidenza che, quasi esattamente le stesse caratteristiche fantastiche e sorprendenti, oserei dire “mitologiche”, occhi sporgenti e proboscidi spiraliformi si trovino anche sui mascheroni del dio della pioggia Chac degli antichi Maya dell’America centrale?

Le rovine di Sanxingdui, situate nella città di Guanghan, a circa 60 chilometri da Chengdu, la capitale provinciale del Sichuan, appartenevano al regno di Shu che esisteva almeno 4.800 anni fa, e che durò più di 2.000 anni. La civiltà Maya, invece, ha costruito le sue città-stato intorno al 200 d.C.. Sebbene l’intervallo di tempo tra il millenario regno di Shu e la cultura Maya fiorita nelle giungle del Messico sudorientale sia eccezionale, i risultati del gemellaggio di studi in corso tra archeologi cinesi e sudamericani, ha evidenziano una stretta vicinanza tra le due civiltà. Qualcuno potrà contestare che la civiltà Maya sorge nel 300 a.C. e che questo contatto sarebbe antecedente, ma senza voler considerare il fatto che certe conoscenze potrebbero essere passate naturalmente dagli Olmechi ai Maya. «Di fatto - sottolinea Forgione - i Maya stessi consideravano la loro civiltà più antica, nata nel 3114 a.C.. Tale arretramento è provato dalla scoperta, nel Tabasco, della più grande e antica struttura cerimoniale costruita dai Maya fino a oggi, risalente almeno al 1000 a.CLEGGI LA NEWS correlata.

foto ©Sanxingdui Museum

Gli esperti ritengono che le due civiltà, la maya e la cinese, possano aver ereditato alcune credenze religiose sciamaniche del tardo Paleolitico, con una comune visone cosmologica. «A questa latitudine, sia la cultura Shu che i Maya guardavano lo stesso cielo, avevano le stesse stelle su l’orizzonte. Due civiltà, tra l’altro, che si svilupparono in regioni con climi simili, ma che soprattutto riflettevano la loro visione del mondo attraverso simboli correlati. Basta pensare che tra gli oltre 500 manufatti recentemente portati alla luce a Sanxingdui, abbiamo pezzi di oro e giada, materiali che i Maya usavano per rappresentare elementi legati alla regalità e al dèi», dice il direttore del sito archeologico di Chichen Itza. Un gemellaggio che si manifesta soprattutto nello stile e nel simbolismo, come nelle rappresentazioni degli alberi. Li Xinwei, ricercatore presso l'Istituto di Archeologia dell'Accademia Cinese delle Scienze Sociali, intervistato da Xinhua, ricorda che «i resti di alberi in bronzo sepolti nelle fosse sacrificali presso le rovine del regno di Shu somigliano all'albero sacro di ceiba, che simboleggiava l’unione del cielo, della terra e del mondo sotterraneo nella civiltà Maya, che fiorì in Mesoamerica».

foto ©Sanxingdui Museum

«Il concetto sciamanico dell'asse mundi - spiega Santos - divide l'universo in tre livelli: il mondo sotterraneo, l'umano e il celeste, dove l'albero del mondo collega cielo e terra e rende possibile la comunicazione tra esseri umani e dèi. Proprio come nella rappresentazione della rinascita dagli inferi di Palenque, in Messico». Cosa ancora più sorprendente per i ricercatori è il fatto che i ritrovamenti di Sanxingdui, considerati una delle più grandi scoperte archeologiche del XX secolo, mostrano un nuovo aspetto della cultura dell’età del bronzo, indicando che quell’antica civiltà conosceva già tecnologie che si pensava fossero state sviluppate molto più tardi.


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