ISLANDA: UN TEMPIO VICHINGO NELLA GROTTA DELL’APOCALISSE


29 Apr
29Apr

Gli archeologi hanno scoperto una misteriosa struttura rocciosa che i vichinghi usarono 1.100 anni fa: una barca rituale per scongiurare il Ragnarök, la fine dei tempi in cui gli dei sarebbero stati uccisi e il mondo sarebbe stato avvolto dalle fiamme. Tra i resti, rari manufatti provenienti dal Medio Oriente…


a cura della redazione, 29 Aprile

Esiste un luogo, in Islanda, dove si sovrappongono narrazioni mitiche, apocrife, storiche e archeologiche. Qui fuoco e ghiaccio, acqua e pietra s’incontrano. È il campo di lava di Hallmundarhra, sotto il ghiacciaio Langjökull, che si snoda sulle montagne a est per circa cinquanta chilometri fino a Hraunfoss. È attraversato da tunnel e grotte, come il complesso di Surtshellir, che deve il suo nome al gigante del fuoco Surtr, un elementale della mitologia norrena, noto come il “bruciante” o il “nero” sovrano di Muspelheim, che ucciderà tutti gli dei e la vita alla fine dei tempi. Al suo interno si trova la grotta di Blackener, vicino a un vulcano eruttato quasi 1.100 anni fa.

Smithsonianmag.com

Al momento dell’eruzione, i Vichinghi avevano recentemente colonizzato l’Islanda. All’interno di tale grotta si trova uno dei siti archeologici più enigmatici dell’isola: una struttura artificiale, con una disposizione anomala di pietre, ammucchiate a pochi centimetri di altezza, che forma un recinto ovale di circa sette metri per tre. Gli archeologi ritengono che potrebbe essere il più antico tempio vichingo al mondo. Situato a circa 300 metri dall'ingresso e a più di 10 metri sotto la superficie del campo di lava, era nascosto dall’oscurità, sotto detriti di massi e cumuli di neve. Se le altre grotte di lava in Islanda con prove di occupazione umana di solito mostrano segni di uso breve e transitorio, «Surtshellir è diverso: è una grotta complicata», spiega Kevin Smith, vicedirettore e capo curatore dell’Haffenreffer Museum of Anthropology presso la Brown University su Live Science. È da anni, che lui e il suo team, con il finanziamento della National Science Foundation e dell’Agenzia Islandese per il Patrimonio, studiano il sito. Quello che hanno scoperto è stato finalmente pubblicato questa settimana sul Journal of Archaeological Science

Foto: ©Samir S. Patel

Cosa rende questo luogo così particolare? Le cose che contiene, ma soprattutto quelle che non contiene: nessun focolare o strumenti per la preparazione del cibo, nessuna area ricca di fosfati per indicare una latrina, nessun sistema di raccolta o stoccaggio dell’acqua, nessuna struttura aggiuntiva. La teoria di Smith è che la grotta fosse una sorta di tempio vichingo, «un barca di pietra rituale legata alla mitologia dei giganti». Accanto al recinto, infatti, è stato trovato un mucchio di ossa di animali, metodicamente inciso in minuscoli pezzi. Sembra che le ossa fossero state completamente frantumate, un metodo inusuale in Islanda: 7.500 frammenti, che presumibilmente rappresentano i resti di un massimo di 200 animali. Secondo gli esperti l’età della colata lavica colloca le ossa intorno all’890-930, subito dopo l’arrivo dei primi migranti dalla Scandinavia. Gli animali domestici potrebbero essere stati sacrificati come richiamo al dio Freyr e collocati in una serie di pile come barriera contro Surtr. 

Foto: ©Kevin P. Smith

«Il sito somiglia a una sala dell’era vichinga, con un’apertura, o una porta, su ciascuno dei suoi lati più lunghi e tre nicchie poco profonde costruite nelle pareti», si legge nello studio. Non vi è alcun passaggio, chiunque desideri accedere al recinto di Vígishellir deve scendere all’interno più profondo della grotta. Prima che il soffitto crollasse, era ben oltre la portata della luce naturale. I dati del lavoro sul campo archeologico all'interno di Surtshellir registrati nel 2001, 2012 e 2013 suggeriscono che la grotta si è formata durante la prima grande eruzione vulcanica direttamente testimoniata dagli europei del nord nel tardo Pleistocene. Qui per 80-120 anni i vichinghi hanno depositato ossa frammentate di animali domestici macellati in pile che si estendevano per 120 metri attraverso la “zona oscura” della grotta, bruciandone altre ad alte temperature in una struttura di pietra a secco costruita in profondità all'interno di un passaggio laterale rialzato. Attività che finirono poco dopo la conversione dell'Islanda al cristianesimo.

Foto: ©Ívar Brynjólfsson, per gentile concessione di Þjóðminjasafn Íslands / The National Museum of Iceland

Vicino alla struttura, gli archeologi hanno scoperto anche 63 perle, tre delle quali provenivano dall’Iraq. Il team ha anche trovato resti di orpimento, un minerale usato all’epoca per decorare oggetti proveniente dalla Turchia, ma in Scandinavia ne sono stati trovati pochissimi esempi. «Trovarlo all’interno di questa grotta è stato un grande shock», spiega su Smith. Anche i colori delle perle sono associati a Freyr, e l’assenza di perle nere o diaspro è interessante essendo un colore abitualmente legato a Surtr. Gli archeologi non sanno perché beni così rari provenienti dal lontano Medio Oriente siano stati lasciati nella grotta. Potrebbero essere arrivati in Islanda attraverso rotte commerciali. Tra gli altri oggetti rinvenuti all’interno della “barca”, una serie di oggetti inusuali: al centro del recinto, gli archeologi hanno trovato una croce e altri tre pezzi di piombo. La presenza di tali strani artefatti, i modelli di colore utilizzati e l’origine del diverso materiale raccolto per Smith fanno eco a una spiegazione mistica, segno di una tradizione di offerte rituali. Secondo il team, infatti, la tradizione islandese considera la grotta come il luogo in cui Satana emergerà nel Giorno del Giudizio.<span><br></span>


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