LA DIFFUSIONE DELLA CONOSCENZA È INIZIATA 400.000 ANNI FA


21 Jul
21Jul

Diversi gruppi di ominidi hanno imparato l’uno dall’altro molto prima di quanto si pensasse in precedenza, e il loro sapere fu condiviso attraverso una forma primitiva di social network centinaia di migliaia di anni or sono...


a cura della redazione, 21 Luglio

In precedenza si pensava che gli esseri umani moderni abbianno condiviso per la prima volta le informazioni tra loro attraverso la diffusione culturale solo 70.000 anni fa. Un nuovo studio degli archeologi dell’Università di Leida sull’uso del fuoco in Israele, Africa, Europa e Cina afferma che i primi esseri umani hanno scambiato conoscenze e abilità circa 400.000 anni fa. La scoperta è stata pubblicata sulla principale rivista scientifica PNAS il 19 luglio scorso. Studi genetici, così come le combinazioni simili di carbone, ossa carbonizzate e pietre sottoposte a calore trovate nei vari siti, hanno suggerito che gli ominidi potrebbero aver trasferito tecniche di costruzione del fuoco e conoscenza delle materie prime quando diversi gruppi sono entrati in contatto l’uno con l’altro. 

Nella foto alcuni importanti siti del Pleistocene dove sono stati registrati segni di uso del fuoco. Seguendo le prime tracce a Koobi Fora e Chesowanja, circa 1,5 Ma, gli ovoidi indicano le deviazioni nella rappresentazione: centro, occorrenze circa 0,7-1,0 Ma; Europa/Mediterraneo, 400 000 anni in poi; sudafricano: circa 0,5 Ma in poi. In Estremo Oriente, Zhoukoudian (circa 0,7 Ma) è seguito da altri siti simili. A quanto pare circa 400.000 anni fa, le tracce dell’uso del fuoco sono diventate sempre più numerose in molti siti, compresi quelli in Europa e in Medio Oriente, nonché in Africa e in Asia. Qesem in Israele, ad esempio, conserva un grande focolare mantenuto per un lungo periodo; tracce di fuoco compaiono regolarmente anche nella vicina grotta di Tabun all'incirca nello stesso periodo. Nell'Europa nord-occidentale, Beeches Pit, un sito interglaciale di 400.000 anni nell'Inghilterra orientale, ha varie tracce di uso del fuoco, il che suggerisce che i grandi focolari fossero mantenuti lungo il lato di un torrente.

La teoria del gruppo di ricerca è supportata da reperti archeologici di un particolare tipo di strumento in pietra, realizzato con la cosiddetta tecnica Levalloi, che compare in un periodo molto breve in un numero crescente di luoghi nel Vecchio Mondo. Ci sono anche tracce genetiche che mostrano che diverse popolazioni di ominidi devono essere state in contatto tra loro. «Abbiamo iniziato a guardare in modo diverso ai dati di decenni di ricerca archeologica.Finora si è sempre pensato che la diffusione culturale fosse iniziata solo 70.000 anni fa, quando l’uomo moderno, l’Homo sapiens, ha iniziato a disperdersi. Ma le tracce dell’uso del fuoco registrate sino ad ora dimostrano che questo è accaduto molto prima», spiega l’archeologa e ricercatrice Katharine MacDonald

Piccoli frammenti di osso bruciato dal sito paleolitico L'Abri Pataud nella Dordogna, in Francia - ©Timon Wanner / Unsplash - Università di Leiden

Insieme a Wil Roebroeks, professore di Evoluzione della nicchia umana, l’archeologo Fulco Scherjon, la studentessa di master di ricerca Eva van Veen e Krist Vaesen, il professore associato di Filosofia dell’innovazione presso l’Università della tecnologia di Eindhoven, MacDonald ha condotto una ricerca sulle tracce di fuoco realizzati da ominidi in siti archeologici sparpagliati sul pianeta. In molti di questi - in Israele e in Africa, Europa e forse anche in Cina - i ricercatori hanno trovato tracce comparabili, o combinazioni di tracce, come carbone, ossa carbonizzate e pietre che erano state sottoposte a calore. «Non ci sono indicazioni che queste somiglianze possano essere causate dal fatto che i predecessori degli umani moderni abbiano percorso grandi distanze, o che abbiano sviluppato particolari tecniche separatamente l’una dall’altra. L’unica possibilità è che diversi gruppi di ominidi si siano trasmessi l’un l’altro queste tecniche e la conoscenza delle materie prime e che esistessero delle forme primitive di social network», sottolinea lo studio, fortemente interdisciplinare, che oltre ai dati archeologici integra anche le conoscenze dell’antropologia, della primatologia e delle scienze sociali.

Strumento realizzato con la tecnica Levallois, rinvenuto durante uno scavo nella regione di Maastricht del Belvédère - ©Timon Wanner / Unsplash - Università di Leiden

I ricercatori hanno esaminato non solo le prove archeologiche per la diffusione dell’uso del fuoco, ma anche ciò che è necessario per scambiare tale conoscenza. Avevano quindi bisogno di sapere in che modo particolari tipi di ominidi avrebbero potuto essere in contatto sociale l’uno con l’altro. Resta ancora un mistero, però, cosa abbia reso possibile una diffusione culturale così diffusa 400.000 anni fa.


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