LA PIÙ ANTICA SCULTURA SIMBOLICA DELLA PREISTORIA


05 Jul
05Jul

Uno strano oggetto, che rimane perfettamente in equilibrio su sé stesso, è stato intagliato con enigmatici segni 51.000 anni fa e deposto in una grotta accanto al cranio intatto di un orso delle caverne. La scoperta evidenzia non solo che i Neanderthal erano capaci di pensiero simbolico, ma la possibile traccia di un antico culto… 


a cura della redazione, 5 Luglio 

Lo zoccolo di un enorme cervo preistorico scolpito con insoliti tratteggi è una delle opere d’arte più antiche mai trovate. Lo sostiene un recente studio, pubblicato sulla rivista Nature Ecology & Evolution. La scoperta è un’ulteriore prova che l’Homo neanderthalensis era in grado di esprimere il simbolismo attraverso l’arte, che una volta era attribuita solo alla nostra specie, l'Homo sapiens. «Questo non è chiaramente un ciondolo o qualcosa del genere, ma una decorazione con una sorta di carattere simbolico. Potremmo definirlo l’inizio dell’arte, qualcosa che non è stato fatto per caso, ma con una idea ben chiara in mente», ha detto Thomas Terberger, professore e archeologo preistorico presso l'Università di Göttingen in Germania, coautore dello studio. 

Nella foto l'osso di cervo inciso - ©Einhornhöhle.V. Minkus / Per gentile concessione dell'Ufficio per il Patrimonio della Bassa Sassonia

L’osso è stato portato alla luce in una grotta sul massiccio montuoso di Harz, nella Germania centrale, a circa 250 chilometri a sud-ovest di Berlino: l’Einhornhöhle, o “Grotta dell’unicorno”, che prende il nome da ossa fossilizzate che gli studiosi ritengono siano state macinate come medicamento. La parte anteriore è scolpita con chevron sovrapposti, linee a forma di V invertite, che sembrano puntare verso l’alto, e gli archeologi hanno anche individuato una linea di incisioni più piccole sul bordo inferiore, che sembra servisse come base. «Lo abbiamo testato e questo oggetto può stare in piedi da solo, sulla sua base. Non si scuote, non si ribalta o altro. Probabilmente è stato lasciato in piedi in un angolo della grotta», suggerisce l’archeologo Dirk Leder dell’ufficio per i Beni Culturali della Bassa Sassonia, che ha guidato gli scavi. Lo zoccolo scolpito era deposto accanto alle ossa di una scapola, forse dello stesso animale, e al cranio intatto di un orso delle caverne, oggetti rari che suggeriscono un assemblaggio dal significato rituale.

Nella foto micro-TC dell’osso inciso e interpretazione delle sei linee in rosso che formano il simbolo chevron. Evidenziato in blu è un insieme di linee subparallele - per gentile concessione dell’Ufficio per il Patrimonio della Bassa Sassonia 

Secondo gli studiosi «l’analisi dei segni mostra che non possono essere stati il risultato di abrasioni casuali da parte di carnivori: gli angoli relativamente regolari delle linee che si intersecano indicanno un’incisione intenzionale». Gli archeologi possono solo indovinarne il significato, se ne hanno uno. «È un oggetto unico nel suo genere - spiega Leder - non lo si vede da nessuna parte nella “letteratura” paleolitica. Abbiamo discusso diverse interpretazioni... la forma potrebbe essere simile a una figurina femminile con la testa e la parte del torace, ma poi il motivo triangolare simile a montagne fa pensare a un paesaggio».

Nella foto l’ex ingresso della grotta dove è stato recuperato l’osso di cervo inciso. L’oggetto è stato trovato a circa 1 metro dietro la persona che regge il bastone - ©J. Lehmann / per gentile concessione dell'Ufficio per il Patrimonio della Bassa Sassonia

Scavi a partire dagli anni ‘80 hanno stabilito che la grotta fosse abitata da successive generazioni di Neanderthal, da almeno 130.000 anni fa fino a circa 47.000 anni fa. Anche gruppi successivi di Homo sapiens abitarono la grotta, ma solo molto più tardi, dopo circa 12.000 anni fa. Le prime prove dell’Homo sapiens nel sud-est dell’Europa risalgono a circa 45.000 anni fa, e non si pensa che siano arrivati nell’Europa centrale fino ad almeno 10.000 anni dopo. 

Pianta e disegno in sezione dell’ingresso della grotta

La datazione al radiocarbonio ha stabilito che l’osso ha 51.000 anni, ed è dunque più antico di qualsiasi opera d’arte comparabile, attribuita ai Neanderthal. Gli archeologi hanno anche trovato antichi artigli d’aquila da loro usati come ciondoli, così come pitture rupestri in Spagna che potrebbero essere più antiche (la loro data è controversa), ma in questo caso, come ha sottolineato Terberger «per la prima volta abbiamo un oggetto datato in modo affidabile».

Nella foto minuscole fibre vegetali su un manufatto di selce, attorcigliate in modo artificiale, rinvenute da Bruce Hardy del Kenyon College di Gambier, Ohio, in una grotta in Francia. LEGGI L'ARTICOLO CORRELATO: “La corda più antica l’hanno intrecciata i Neanderthal”

L’analisi microscopica dell’osso mostra che le incisioni sono molto profonde, il che suggerisce che sia stato bollito per ammorbidirlo e renderlo più facile da lavorare. Una possibilità particolarmente interessante se confrontata con i risutltati delle ultime ricerche, che includono la scoperta di quello che sembra essere un pezzo di corda dell’età della pietra mai vista prima e l’uso del fuoco da parte dei Neanderthal, quale prova della loro capacità di utilizzare tecnologie relativamente avanzate. Anche la specie di cervo preistorico da cui proviene l’osso era rara nella regione all’epoca ed estremamente grande, il che potrebbe suggerire che l’opera d’arte avesse un’importanza speciale.«La crescente evidenza di espressioni artistiche simboliche da parte dei Neanderthal, così come dal successivo Homo sapiens, suggerisce che gli ominidi da cui derivano entrambi avevano già coscienza e consapevolezza, espressa attraverso il simbolismo, forse ereditato da un antenato comune», spiega l’archeologo Andrew Sorensen, dell’Università di Leiden nei Paesi Bassi.


RIPRODUZIONE VIETATA ©XPublishing2021

🌐www.xpublishing.it⠀📧 info@xpublishing.it⠀⁠☎️ 0774 403346

Commenti
* L'indirizzo e-mail non verrà pubblicato sul sito Web.