PROVE SCIENTIFICHE DI CURE DENTALI NELL’ANTICO EGITTO


14 May
14May

Un’autopsia “virtuale” su un sacerdote egizio di 2700 anni fa, non solo ha fornito alla scienza la prova inconfutabile che anticamente si praticava la chirurgia dentale lungo il Nilo, ma ha confermato tra i rituali di questa antica civiltà la pratica di far inghiottire un dente, trovato nel suo esofago...


a cura della redazione, 14 Maggio

Sino a oggi le testimonianze della chirurgia dentale nell’Antico Egitto erano solo geroglifiche, o comunque le prove documentate oltre ad essere scarse non sono mai state riconosciute dall’egittologia. Grazie al lavoro di un team multidisciplinare, composto da radiologi, archeologi e chirurghi orali e maxillo-facciali, che hanno effettuato un’autopsia digitale utilizzando la tomografia computerizzata (TC) ad alta risoluzione tridimensionale (3D), è stato possibile riscontrare la prova scientifica che nell’Antico Egitto veniva praticata la chirurgia dentale. I risultati dello studio sono stati pubblicati sul numero di aprile della rivista NEMESIS dai ricercatori dell’Università di Saint Luc in Belgio. La mummia studiata appartiene al Museo Reale di Arte e Storia di Bruxelles. Si chiama Osirmose. In precedenza, gli studiosi pensavano che il corpo all’interno del sarcofago fosse di una donna. La scansione ai raggi X, invece, ha identificato un individuo di sesso maschile, imbalsamato all’età di 55 anni con le braccia distese lungo i finachi. Solo i faraoni venivano imbalsamati con le braccia incrociate, come Osiride (postura Osiriaca), mentre alle regine veniva posto un solo braccio al petto, il destro.

Nella foto ©UCLpresses: a sinistra ricostruzione TC 3D della testa e del cranio della mummia. Vista Frontale: FE - Falso Occhio. Il cranio e il viso non hanno fratture. Lesione osteolitica intorno alla radice del dente n ° 31 con perforazione dell'osso vestibolare e dell'osso corticale linguale. A destra:  ricostruzione TC 3D della testa e del collo della mummia, che mostra l'interno del cranio. Vista laterale: 1 - Ripieno del globo oculare. 1b. Phthisis bulbi. 2 - Falso occhio. 3 - Nervo ottico intatto. 4 - Stick incorporato nella dura madre all'interno del cranio. 5 - Strati di dura madre. 6 - Strato di resina nella parte posteriore del cranio contro l'osso occipitale.

Osirmose visse durante la XXV dinastia (747-656 a.C.) ed era un membro di un’importante famiglia di sacerdoti di Tebe, guardiano delle porte del Tempio di Ra. La sua mummia era tra i cimeli dell’antiquario svedese Giovanni Anastasi, ed è stata venduta dopo la sua morte in un’asta a un collezionista di antichità belga, e poi al Museo nel 1874. «Abbiamo trovato tracce di rimozione della radice dentale e l’apertura di una lesione osteolitica correlata ai denti prima della morte della persona», si legge nello studio. La carie era più evidente nella mascella superiore, dove i ricercatori hanno scoperto diverse anomalie tra cui un foro rettangolare su un dente cui mancava la radice.

L’Upta, la cerimonia egizia di “apertura della bocca”.

Grazie alla scansione tomografica è stato possibile anche documentarne il processo di imbalsamazione e il rituale riservato alla casta sacerdotale. «È stata eseguita l’escerebrazione cerebrale e  sono stati aggiunti occhi artificiali sopra l’imbottitura dei globi oculari», spiegano i ricercatori nel documento. Gli scienziati hanno trovato cuore, aorta e reni ancora nel corpo della mummia, mentre un dente è stato rinvenuto nel suo esofago. «Un elemento che conferma quanto si conosceva delle primitive cerimonie d’iniziazione: durante il rito al soggetto veniva estratto un dente che poi doveva inghiottire, quale simbolo di morte e rinascita. Essendo i denti la parte durevole del corpo, essi rappresentavano genericamente la “Forza”, energia   di qualsiasi percorso iniziatico che ne necessita, in termini di “Forza di Volontà” per essere portato a termine», spiega Adriano Forgione, esperto di Misteri del Sacro e direttore della rivista Fenix. 

Foto: Scavi di Saqqara - Quibell (1913)                                                                 ACQUISTA LA RIVISTA

LO SAPEVI CHE - Il primo dentista registrato non solo in Egitto, ma nel mondo, è stato Hesyre, che è evidenziato da sei pannelli di legno squisitamente intagliati che sono stati trovati nella sua tomba a Saqqara vicino al Cairo moderno, e che sono generalmente considerati i migliori manufatti in legno tramandati dall’antichità. Hesyre, che visse intorno al 2660 aC, non era solo capo dei dentisti ma anche capo dei medici, oltre a detenere una serie di altri titoli religiosi e secolari. Allo stesso modo, altri dentisti possedevano più titoli come Nyanksekhmet, che era anche un “capo dei medici” e Khuwy che non era solo un dentista, ma anche “l’anziano dei medici di palazzo”, nonché specializzato in disturbi gastrointestinali. Non è chiaro se questi titoli multipli indicassero che l’individuo era impegnato in diverse specialità, se fossero o cerimoniali, ma nel loro complesso hanno sempre suggerito l’esistenza della pratica di cure odontoiatriche.

L’assenza di prove di chirurgia orale è diventata nel tempo una convinzione comune in egittologia. Tuttavia, l’assenza di prove non equivale alla prova dell’assenza! La precedente letteratura medica mancava di prove sulla rimozione dei denti nell’Antico Egitto, e gli autori più moderni evitano qualsiasi interpretazione dei dati, anche quando i denti sono chiaramente mancanti prima della morte della persona. La ricerca su tale argomento sino a oggi si è basata su: i primi lavori di importanti pionieri dell’egittologia, come Ruffer ed Eliott Smith, che hanno eseguito autopsie invasive su 69 mummie all’inizio del XX secolo; la falsa apectomia circolare ipotizzata nel 1917 da Hooton, che risultò essere una distruzione ossea corticale naturale, causata da una cisti; e il negazionismo di Francis Leek, un medico chirurgo britannico che tra gli anni Sessanta e Settanta del XX secolo, un chirurgo britannico, il dottor Francis Leek, che affermò di non aver riscontrato alcuna prova della rimozione di denti tra i 3000 crani che aveva studiato. Punto di partenza dei ricercatori del nuovo studio, l’ipotesi che solo mummie egizie ben conservate nei loro sarcofagi originali avrebbero fornito prove del coinvolgimento umano nella rimozione dei denti o nella chirurgia orale.

Nella foto ©UCLpresses - A sinistra, in alto: dente trovato nell'esofago. A. Immagine bidimensionale del dente e dell'area circostante. B. Ricostruzione tridimensionale del dente con corona abrasiva e radici rotte. Verificando la sua posizione anatomica in relazione alle prese alveolari aperte esistenti, è stato concluso che il dente era un secondo premolare sinistro (n °25). C. Dente stampato tridimensionale e modello 3D della mascella superiore. D. Il secondo premolare sinistro (n ° 25) di nuovo in posizione. A destravista medio-sagittale TC 3D del viso e del collo. La cavità nasale risulta vuota, mentre quella orale anteriore e posteriore sono stata riempite con un pezzo di lino; la bocca è chiusa e la stoffa risulta disposta tra i denti anteriori.

Nessuno di tali studiosi era dentista o chirurgo specialistico, il che avrebbe potuto influenzare la loro capacità di interpretare correttamente qualsiasi potenziale reperto nelle cavità orali delle mummie. Secondo i ricercatori del nuovo studio, dunque, un appriccio scientifico più specializzato, potrà produrre nuove prove anche sulle campionature repertate nel secolo scorso. La scansione TC3D di Osirmose, fa parte di un progetto più ampio di digitalizzazione delle collezioni umane dell’Antico Egitto del Museo, in collaborazione con il Dipartimento di Medicina per Immagini della clinica universitaria Saint Luc di Bruxelles. 

Link allo studio scientifico "Medical and dental hidden treasures and 1secrets of 2700-year-old Egyptian mummy: 2Osirmose -the doorkeeper of the Temple of Re”.


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