RITO FUNERARIO PREISTORICO IN AFRICA


05 May
05May

FOTO: ©Nature

L’uomo, già 78.000 anni fa, mostrava la capacità di commemorare i propri morti con cura e consapevolezza simbolica, auspicando una vita nell'Aldilà. È quanto sostiene un nuovo studio scientifico sulla tomba rinvenuta nella grotta di Panga ya Saidi, la più antica sepoltura di Homo sapiens nel continente nero...


a cura della redazione, 5 Maggio

Circa 78.000 anni fa, nel profondo di una grotta vicino alla costa dell'attuale Kenya, il corpo di un bambino fu deposto con cura in una minuscola tomba. Un gruppo internazionale di ricercatori ha utilizzato tecniche scientifiche avanzate per scrutare nel passato, rivelandone per la prima volta i dettagli e scoprendo che si tratta della più antica sepoltura di Homo sapiens in Africa. Il bambino aveva solo 3 anni circa quando è morto. Il suo corpo era raggomitolato su un fianco, in posizione fetale, e la sua testa sembra sia stata delicatamente appoggiata su un cuscino. 

FOTO ©Nature

Gli scienziati lo hanno chiamato “Mtoto”, che in swahili significa “bambino”. Non è stato deposto in una cavità naturale, ma in una fossa probabilmente scavata per lui nello stesso luogo dove aveva vissuto insieme alla sua comunità. Un luogo inusuale per gli Homo sapiens, nel bel mezzo della foresta tropicale. Anche se resti di Homo sapiens sono stati trovati in Europa e nel Medio Oriente, alcuni risalenti anche a 120.000 anni fa, «quelli di Mtoto, sono ad oggi la più antica testimonianza di una sepoltura degna di questo nome, trovata in Africa», ha detto l'antropologo Michael Petraglia del Max Planck Institute for the Science of Human History di Jena, che ha aiutato a scavare il blocco di sedimenti dalla grotta di Panga ya Saidi ed è uno degli autori di uno studio sul ritrovamento, pubblicato oggi sulla rivista “Nature”.

FOTO ©Nature

Nel 2017, dopo che la tomba è stata scoperta a nord di Mombasa, l'archeologo Emmanuel Ndiema dei Musei Nazionali del Kenya l'ha trasportata insieme a un blocco di sedimenti da Nairobi a Jena in Germania. Da lì, Martinón-Torres lo ha portato a Burgos. Gli scienziati sapevano che probabilmente conteneva delle ossa, ma non potevano immaginare che fossero umane. Dopo mesi di indagini, attraverso la microtomografia computerizzata (Micro-CT) ed esami ai raggi X, è stato possibile di creare un modello 3D dettagliato, rilevando il cranio e le ossa di un piccolo bambino Homo sapiens custoditi all'interno. Mtoto fu sepolto disteso sul lato destro con le ginocchia sollevate. Il corpo era avvolto in un materiale deperibile, forse tessuto, mentre la testa era tipicamente inclinata, il che suggerisce sia stata posta su una sorta di cuscino, che sembra essersi ormai deteriorato.

FOTO ©Mohammad Javad Shoaee

La grotta di Panga ya Saidi è considerata un luogo sacro da alcuni keniani, come probabilmente lo era durante l'età della pietra, e ancora oggi ha un legame culturale e spirituale molto forte con la popolazione locale, che usa questo luogo per i rituali di culto e di guarigione. «Solo gli esseri umani trattano i morti con questo rispetto, con questa cura e con questa tenerezza. Si può dire che Mototo è una delle prime prove che abbiamo, in Africa, della coscienza e del simbolismo preistorico», ha spiegato su Live Science la paleoantropologa Maria Martinón-Torres, che ha guidato il team alla scoperta dell'antica sepoltura. Torres è anche il direttore del Centro Nazionale di Ricerca sull'Evoluzione Umana (CENIAH) a Burgos, in Spagna.


RIPRODUZIONE RISERVATA ©XPublishing2021

🌐www.xpublishing.it⠀📧 info@xpublishing.it⠀⁠☎️ 0774 403346

Commenti
* L'indirizzo e-mail non verrà pubblicato sul sito Web.