SUDAN, TOMBE DISPOSTE COME STELLE


07 Jul
07Jul

Applicando un metodo utilizzato per la cosmologia, i ricercatori sono riusciti a mappare migliaia di tumuli sepolcrali, di matrice tribale, posizionati nel corso di almeno tremila anni come piccole “galassie”. Seguendo il misterioso schema, le sepolture sono risultate essere sottogruppi che ramificano attorno ad alcune tombe sacre “genitoriali”… 


a cura della redazione, 7 Luglio 

Stefano Costanzo dell’Università L’Orientale, di Napoli, e i suoi colleghi hanno mappato più di 10.000 monumenti funerari individuati dalle immagini satellitari nel Sudan orientale. Tale telerilevamento è stato effettuato su un’area di 4.100 chilometri quadrati. I monumenti individuati includono tumuli di pietra, strutture rialzate relativamente semplici diffuse nella preistoria e nella storia africana, “qubba” dell’età del bronzo e santuari a cupola dell’età d’oro del mondo pan-arabo. Il recente studio è stato pubblicato sulla rivista PLOS One. «Abbiamo affrontato la sfida di interpretare la creazione del paesaggio funerario quasi senza dati archeologici tradizionali, ma avevamo un set di dati sufficientemente ampio da poter ipotizzare la presenza di processi complessi sia su scala regionale sia locale», spiega Costanzo, autore principale dell’articolo. «A occhio nudo, era chiaro che quelle tombe erano condizionate dall’ambiente, ma è stato subito evidente che la loro disposizione implicava un significato più profondo», sottolinea. 

Nella foto - (A) panoramica della regione di studio e del suo contesto sovraregionale ©Natural Earth. (B) Geomorfologia dell'area di studio, modificata. (C) Immagine satellitare dell'area di studio con sovrapposizione di set di dati ©U.S. Geological Survey

Per comprendere i modelli impiegati in passato nella scelta della loro ubicazione, i ricercatori hanno utilizzato una tecnica di modellazione statistica, inusuale in archeologia: un metodo chiamato “processo a grappolo di Neyman-Scott” (NSC), originariamente sviluppato per studiare i modelli spaziali di stelle e galassie. La tecnica di modellazione ha rivelato che le tombe islamiche «nascondevano diversi sottogruppi che ruotavano attorno a tombe “genitoriali” non identificabili prima, che fungevano da centri di attrazione per le sepolture successive, apparentemente legate alla sacralità generale del luogo e alle traiettorie sociali dei gruppi nomadi allora esistenti». Lo studio ha anche confermato che le aree in cui il materiale da costruzione era facilmente disponibile tendono a custodire più tombe e che i fattori ambientali, come la topografia del paesaggio, possono aver influenzato la posizione nella stratificazione delle fasi successive. «La nostra ricerca evidenzia l’esistenza di un paesaggio funerario costruito con aggregazioni di monumenti simili a galassie. Suggeriamo che la distribuzione dei monumenti fosse controllata da una sintesi di vincoli geologici e sovrastrutture culturali, condizionata dalla memoria sociale dei Beja», un antico popolo seminomade che ancora oggi vive nella regione di Kassala. Una conclusione cui i ricercatori sono giunti confrontando la disposizione dei vari luoghi di sepoltura con le fonti storiche, che descrivono i gruppi che abitavano l’area dalla fine del I millennio a.C.. 

Nella foto immagini satellitari che illustrano la distribuzione dei monumenti funerari: A e B - aggregazione di 1195 qubbas intorno e in cima ad un piccolo affioramento roccioso; C - gruppi ben conservati di qubbas ai piedi del Jebel Maman; D - un piccolo ammasso pedemontano di tumuli a forma di anello; E - un grande ammasso pedemontano di tumuli a forma di mucchio e ad anello; alcuni qubba (cerchi verdi) furono costruiti in mezzo ai tumuli - ©QuickMapServices

La scarsa densità umana in una terra così vasta ha lasciato esigue prove di insediamenti, eppure i pendii e le collinette del deserto orientale e delle colline del Mar Rosso sono punteggiate da monumenti funerari rialzati. I tumuli possono essere di terra o di pietra, molto piccoli (circa 0,5 metri di diametro) o molto grandi (20 metri di diametro). Le strutture rialzate si presentano come anelli, dischi o coni arrotondati. Di solito si trovano in piccoli gruppi o isolati, ma a volte possono essere trovati in grandi ammassi. I “qubba” nel Sudan orientale sono strutture quadrate, di solito misurano fino a 5 metri per lato e 2 metri di altezza, costruite con lastre piane non intonacate sovrapposte di rocce metamorfiche foliate, raggruppate fino a migliaia di elementi ai piedi di colline isolate di scisto o in cima a piccole collinette e creste, presentandosi con diverse varianti stilistiche, legate a differenze geografiche e cronologiche. 

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Si pensava che la loro estensione spaziale fosse compresa tra le colline del Jebel Maman, ma l’insediamento di Tohamiyam, lungo le coste del Mar Rosso mostra una concentrazione di sepolture intorno alle colline, precedentemente non rilevate, che si estendono a 60 chilometri più a sud. «A occhio nudo la distribuzione generale dei “qubba” mostra una progettazione affatto casuale e a grappolo. Il che indica un’intensità del pattern puntiforme disomogenea», spiegano i ricercatori. Nell’archeologia funeraria monumentale e in altri contesti archeologici, in particolare quelli in aree desertiche remote dove le caratteristiche si estendono oltre la portata e le opportunità di lavoro sul campo sono limitate, l’NSC abbinato al telerilevamento rappresenta uno strumento prezioso e nuovo per rispondere a domande rilevanti sull’origine e lo sviluppo dei siti archeologici. Saranno necessarie ulteriori ricerche, però, per determinare le posizioni precise delle tombe “matrice”, per rivelare chi vi fu sepolto e cosa le ha rese così speciali.


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